Verona attraverso gli occhi di Dante

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    Verona attraverso gli occhi di Dante

    Autore: Alessio Corazza - Twitter

    “Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura/ che la diritta via era smarrita”. Ero poco più di un bambino quando ho imparato l’incipit della Divina Commedia, il poema più famoso del più famoso poeta italiano di tutti i tempi, Dante Alighieri. Molto più di recente, però, ho scoperto che la vita di Dante si intreccia in molti aspetti con la mia città Verona. Quest’anno, in cui ricorre il 750esimo anniversario della sua nascita, quale occasione migliore occasione di ricordarlo (o riscoprirlo) attraverso i luoghi che furono testimoni del suo passaggio?

    A Verona Dante soggiornò per due periodi. In particolare, dal 1312 al 1319, vi trovò ospitalità una volta esiliato dalla sua Firenze, dove erano saliti al potere i Guelfi, ovvero la fazione fedele al Papa. Al contrario Verona, come Dante, era ghibellina, ovvero vicina all’Imperatore. In più era governata da un sovrano illuminato, Cangrande Della Scala, amante dell’arte e delle lettere e pioniere dei mecenati del Rinascimento.

    Cangrande era solito ospitare artisti e letterati nel suo palazzo (il “Palazzo degli Scaligeri”, oggi sede della Prefettura di Verona), che si affaccia sulla piazza dei Signori. Questa piazza è oggi conosciuta da tutti a Verona come Piazza Dante, per la statua che ritrae il Sommo Poeta nella sua tipica posa contemplativa.

    Quando passeggio per la piazza, mi piace pensare che quello che vedo oggi è piuttosto simile a come doveva apparire agli occhi di Dante. Chissà quante volte il Poeta ha camminato per le due bellissime corti medievali collegate alla piazza: quella del Mercato Vecchio, dove si trova l’antico palazzo del Tribunale con la “scala della Ragione”, oggi sede della Galleria d’Arte Moderna di Verona; e quella del Palazzo del Capitanio (che fu fatto costruire da un successore di Cangrande, Cansignorio) dove si trova il Centro Scaligero di Fotografia, un notevole spazio espositivo sotterraneo tra le rovine di una villa romana.

    Mentre la sua Firenze era in fiamme a Verona Dante trovò a Verona quell’oasi di pace e di liberalità che gli consentì di portare a termine il suo capolavoro. Scrisse il terzo canto della Divina Commedia, Il Paradiso, che non a caso dedicò a Cangrande, nella Biblioteca Capitolare. All’epoca di Dante la biblioteca, una delle più antiche al mondo, aveva già quasi mille anni di storia. Si trova a fianco del Duomo e sui suoi scaffali sono archiviati preziosi manoscritti sulla storia della città e della Chiesa. Io ci andai la prima volta con la scuola da piccolo e mi colpì molto l’“Iconografia Rateriana”, la prima mappa illustrata di Verona risalente al XIII secolo, oggi riprodotta in molti souvenir.

    Dei lunghi soggiorni di Dante a Verona si trova più di una traccia nella Divina Commedia. Nell’Inferno, si parla del palio del Drappo Verde, una antica corsa di cavalli tra le vie della città (più antica del Palio di Siena). Abolito durante la dominazione francese di Verona, il Palio è stato ripristinato a partire dal 2008, in occasione dei 600 anni dalla prima edizione: si svolge ogni anno tra febbraio e marzo.

    In una terzina del Purgatorio, si fa poi riferimento alle famiglie Montecchi e Cappelletti, la cui rivalità tra le strette vie di Verona avrebbe fatto da cornice alla tragedia di William Shakespeare sull’amore proibito ma immortale tra un certo Romeo Montecchi e la sua innamorata Giulietta Capuleti. Ma questa è un’altra storia…

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